I dati forniti dal Rapporto Ristorazione FIPE 2026 parlano chiaro, negli ultimi anni in Italia sono sparite migliaia di attività, solo nel 2024-2025 30 mila ristoranti e pizzerie hanno chiuso definitivamente, parliamo di un incremento del 28% dal 2020 a oggi. Una crisi strutturale che coinvolge il settore della ristorazione e del food italiano, e le proiezioni per il prossimo futuro non sono incoraggianti, tanto che gli esperti stimano il picco delle chiusure proprio in questo 2026.
Dunque, il 2026 è l’anno peggiore per la ristorazione, e tale condizione viene dettata da diversi fattori che incidono profondamente sul settore e sulle scelte degli italiani. Tra drastiche e improvvise trasformazioni, automatizzazioni, inflazione e diminuzione del potere di acquisto, il settore della ristorazione sta affrontando una crisi strutturale profonda, forse mai sperimentata prima, almeno non in questa epoca.
Le cause della crisi del settore: aumento dei costi, energia, affitti e carenza di personale
Le cause di tale cambiamento sono diverse, prima di tutto, i costi delle materie, dagli ingredienti all’energia elettrica, passando per il costo dell’affitto di un locale. È aumentato tutto, e lo ha fatto a una velocità assurda e che ha colto tutti quanti di sorpresa. Inoltre, altro fattore da non sottovalutare è la concorrenza determinata dal delivery, dal format All You Can Eat, ormai adottato da tantissime attività, e dall’apertura di esercizi stranieri.

Infine, il potere di acquisto dei clienti, calato drasticamente nel corso dei decenni, con stipendi fermi da trenta anni e non più in linea con il costo della vita. E la situazione geopolitica che stiamo vivendo non fa presagire scenari rosei, almeno non per i prossimi mesi.
Dal 2020 a oggi hanno chiuso i battenti quasi 90 mila ristoranti, nei prossimi due anni ne spariranno altri 20 o 30 mila. Il picco, come accennato, lo avremo durante il corso di quest’anno. Un numero di chiusure enorme, che indica una crisi agghiacciante per un mercato che si sta svuotando, che sta perdendo slancio, con il 2026 che segnerà un confine netto, uno spartiacque.
Come sopravvivere alle nuove sfide: la legge del più audace
Tra automazione e intelligenza artificiale, la ristorazione, così come tanti altri settori, ha subito danni pazzeschi. Per sopravvivere, i ristoratori dovranno sapersi adeguare alle nuove tecnologie e alle nuove tendenze, cercando di evitare sprechi, di ottimizzare il proprio menù, di trovare la comunicazione più funzionale per attrarre i clienti. Sono tante le nuove sfide economiche che le imprese dovranno affrontare, senza dimenticare la difficoltà nel trovare personale qualificato.

La guerra in Ucraina, con il gas russo chiuso da anni, le minacce dei dazi da parte degli Stati Uniti, le nuove tecnologie che hanno messo in ginocchio tante categorie, ora la guerra in Medio Oriente che comporta una crisi energetica e un difficoltoso approvvigionamento di petrolio. Insomma, le aspettative non sono buone, con il mondo che sta attraversando un vero e proprio terremoto economico e sociale.
Terremoto economico e sociale: il rapporto FIPE 2026
Come evidenza il rapporto di FIPE Confcommercio, le imprese, già schiacciate da una tassazione folle, tra le più elevate in tutta Europa, hanno sempre più difficoltà nel reperimento del personale, il quale è sceso di oltre 100 mila unità nell’ultimo biennio. Degli occupati, il 60% circa lavora con contratto a tempo indeterminato. In più, l’aumento dei prezzi del 3,2% rispetto a due anni fa pesa tantissimo, con l’inflazione che in questa crisi gioca un ruolo fondamentale.
Occorre puntare su una riqualificazione professionale, su una migliore produttività, su nuovi modelli che sappiano accogliere i cambiamenti interni al settore. Le istituzioni dovrebbero fare di più: aiutare gli imprenditori, garantire turni meno massacranti e più gestibili, attuare politiche capaci di favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro, sostenere la riqualificazione professionale, orientare i ragazzi alla professione.
Selezione naturale: c’è chi ne uscirà forte, nessuno spazio per gli “improvvisati del mestiere”

Il rapporto FIPE, presentato proprio in questi giorni, descrive un comparto in bilico tra innovazione e ricambio generazionale, tra sostenibilità economica ed evoluzione. Ma c’è chi la prende con filosofia: da questa crisi e da questi anni tremendi, c’è chi riuscirà a imparare la lezione e a uscirne più forte. Il settore della ristorazione ne uscirà potenziato e ristrutturato, senza lasciare spazio agli “improvvisati del mestiere”.
Professionalità, capacità, talento, lungimiranza, idee fresche, sono tutti elementi che faranno emergere i migliori. Si tratta di una selezione naturale? Tra aumento dei costi delle materie prime, inflazione, energia, fiscalità, affitti, mancanza di ricambio generazionale, questa emergenza può essere gestita e arrestata, sfruttando modelli forti e professionali.
Identità, un menù riconoscibile, giusto equilibro tra tradizione e innovazione, capacità di marketing e controllo delle nuove tecnologie, saggia gestione economica, qualità e rispetto per il cliente. Per fare impresa occorrono responsabilità e lucidità. Solo i migliori sapranno andare avanti? Staremo a vedere cosa succederà nel prossimo futuro.

