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L’Olimpo del gusto, al Senato “Il Salvo Lieto”, pizzaioli del secolo di quinta generazione, lancia il manifesto contro la schiavitù dei brand e il collasso della ristorazione

ROMA / NAPOLI / MATERA, 10 aprile 2026. Oltre 35 anni di carriera dedicati all’arte della pizza, il piatto più amato, consumato e conosciuto in tutto il mondo, eccellenza del Made in Italy. Antonio Salvo Lieto, ambasciatore della pizza, nonché figura centrale della gastronomia della città di Matera, ha da poco ricevuto un importantissimo riconoscimento, il Gran Premio Internazionale Leone d’Oro.

Se il 2025 è stato un anno ricco di successi lavorativi e di grandi soddisfazioni, e ha coronato un lungo percorso che ha portato Salvo Lieto a imporsi come uno degli ambasciatori del panorama gastronomico italiano, anche il 2026 è iniziato alla grande. Da Matera, sua città Natale, Salvo Lieto è oggi un simbolo nazionale, uno dei rappresentanti più genuini del Made in Italy. Proprio la genuinità del lavoro, dai valori della sua terra all’identità delle materie prime, ha permesso allo chef di raccogliere premi importanti.

Nella prestigiosa Sala Zuccari del Senato della Repubblica Italiana, si è tenuto l’evento ufficiale del Gran Premio Internazionale di Venezia. In questa occasione sono stati proclamati i Cavalieri dell’Arte della Cucina Italiana nel Mondo, tra i quali spicca anche la figura di Antonio Salvo Lieto, noto come “Il Salvo Lieto”, insignito del prestigioso Sigillo del Leone d’Oro, un’investitura che segna l’inizio di un percorso istituzionale che a breve vedrà il Maestro nominato Commendatore del Leone d’Oro e Guida d’Eccellenza, titoli che suggellano la sua statura tra i Pizzaioli del Secolo.

Cultura del cibo come espressione artistica e come missione educativa: l’eredità della stirpe Salvo

La prestigiosa statuetta d’oro dell’ambito gastronomico consolida il ruolo di Antonio Salvo Lieto, inserendolo tra i grandi maestri della pizza. Una pizza che non è soltanto cibo, ma opera d’arte che si veste di eleganza, di creatività e di semplicità, per un prodotto che sa raccontare la tradizione di un territorio, ma con un tocco di innovazione.

“Ogni impasto è un messaggio, la pizza il mio modo di comunicare”

Antonio Salvo Lieto
Antonio Salvo Lieto

Lieto porta in alto il vessillo della gastronomia italica, dimostrando passione, talento, dedizione e tanto amore per il proprio mestiere. Oggi sta lanciando il nuovo brand Salvo Lieto, per portare avanti quella che è la quinta generazione di pizzaioli di una dinastia centenaria. Arte della pizza nel sangue, lo chef ci racconta cosa c’è dietro la sua filosofia gastronomica, cosa significa, per lui, custodire i valori della tradizione italiana, e quanto è forte l’amore per la pizza. Antonio Salvo ha ricevuto il sigillo del Leone d’Oro a Palazzo Giustiniani, ponendosi come un esempio per le nuove generazioni.

La schiavitù dei brand, la lotta al collasso della ristorazione e la missione per combattere la crisi del settore

I veri maestri sono i miei antenati”, afferma Lieto, “mio nonno Salvatore Salvo, i suoi fratelli Gennaro, Vincenzo, Girolamo, Armando, Vittorio, Francesco e Tonino, e la madre Anna Grasso e suo marito Girolamo Salvo. Rendo onore ai miei antenati e a chi ha tramandato l’insegnamento di generazione in generazione, arrivando fino a noi, compresi i membri della famiglia Amabile, a partire da Gennaro Amabile e dai suoi primigeni”. Oggi, uno dei discendenti dei Salvo porta avanti l’amore per la cucina nostrana, rendendo onore ai propri antenati.

Voglio onorare l’identità di mio nonno Salvatore, che a 23 anni nel 1950 lavorava a Napoli nella pizzeria “30 LIRE” in via Petrarca. Nel 1956 aprì la prima “PIZZERIA dei f.lli SALVO” a Portici (via Marconi 68) con il fratello Gennaro. Da lì l’espansione: nel 1963 a Pietrarsa con il fratello Antonio; nel 1967 la sede di via Libertà ceduta ai nipoti, figli di Francesco (classe 1914), ovvero Giuseppe Salvo padre di Ciro Salvo, Francesco Salvo e Salvatore Salvo, dove questi gestiscono ancora oggi le pizzerie “50 Kalò” e “Pizzeria fratelli Salvo”. Nel 1968 il fratello Girolamo Salvo (detto il “GURÙ”) apriva a San Giorgio a Cremano, operando poi per 40 anni con i figli Salvatore Gennaro e Susi Salvo. Mio nonno “il capostipite Salvatore” aprì poi la “PIZZERIA MEDUSA” (1975) e infine nel 1979 la “PIZZERIA PICCOLO PARADISO” a San Sebastiano al Vesuvio, dove ho appreso l’arte insieme ai suoi figli Umberto, Ciro, Costantino, Giovanni e Franco. Oggi la storia prosegue con i cugini Paolo e Daniele, Salvatore e Davide Salvo (figli di Ciro e di Umberto) giunti fino in Oriente”, prosegue Lieto.

Ho scelto di proseguire con questo cognome perché mi appartiene dalla nascita; il mio maestro è stato colui che ogni giorno ci insegnava l’arte con i suoi valori coma da pioniere di testimone di Geova: Salvatore Salvo. Porto avanti questo stile insieme a nomi come il Presidente dell’Associazione Pizzerie Centenarie, Salvatore Antonio Grasso, che mantiene ancora la porta di questa colonna di storia. Parliamo di Starita a Materdei, della Pizzeria Da Michele e altri nomi rappresentanti di questa epoca, compresi i “pizzaioli Salvo e tutti gli appartenenti di questa storia”. Insieme a figure istituzionali come il Presidente del marchio DOC Italy e AVPN Antonio Pace, e a colui che ha portato la figura del pizzaiolo napoletano nella presidenza APN fino al prestigioso riconoscimento UNESCO, ovvero Sergio Miccú, rappresentiamo l’anima verace del nostro Paese. Insieme a me, porto il valore di colleghi stimati come Marino Bove in Germania, Attilio Albachiara ad Acerra, Giovanni Grimaldi a Grottaminarda e l’amico e collega Antonio Troncone, pilastri che insieme a tanti altri onorano lo stile DOC Italy nel mondo”.

Rappresentante della V generazione e primo nipote del capostipite Salvatore Salvo (classe 1928), fondatore della storica stirpe dei Fratelli Salvo, Antonio Salvo Lieto lancia un monito contro i pericoli che investono l’intero settore della ristorazione. La sua missione? Combattere il collasso del settore, una minaccia concreta che sta creando importanti danni ai lavoratori. “Il mio nome rappresenta la missione di mio nonno Salvatore. Tanti professionisti si illudono dietro le luci del mercato, ma ci troviamo in una situazione disastrosa: non ci sono più operai alla vendita e alla gestione del prodotto, perché abbiamo sottratto il mestiere del suo valore umano. La vera scuola oggi manca, bisogna insegnare la disciplina educativa, non solo tecnica. Le associazioni di categoria (AVPN, APN, DOC Italy) devono istituire il “Premio di Scuola” mondiale: deve vincere chi manda messaggi educativi per la gestione della sua attività e del personale, che deve essere fatta in modo naturale e umano”.

La premiazione Cavalieri della Cucina Italiana nel Mondo
La premiazione Cavalieri della Cucina Italiana nel Mondo

Allarme rosso: no alla schiavitù dei brand e alla robotizzazione. Il manifesto del pizzaiolo moderno

Mi preoccupa la figura del pizzaiolo nelle catene di ristoranti ridotto a un robot. Dobbiamo difendere la nostra verità agroalimentare. Le statistiche commerciali sono impietose: le attività sono in sofferenza ed è allarme rosso nella ricerca del personale. Le aziende stanno sostituendo pizzaioli e camerieri con i robot, manca un criterio professionale”

“Molti ragazzi vengono sfruttati, sono schiavi delle catene di alcuni brand, mentre gli stipendi, specie ai giovani, sono troppo bassi. Gli stipendi devono essere incentivi per una crescita personale, non strumenti di oppressione. Chi lavora deve esprimere la propria identità, non essere ridotto a robot, eppure le industrie continuano a oscurare l’uomo”.

Lucidissima la visione di Antonio Lieto riguardo al mercato contemporaneo, per un comparto sempre più in crisi e schiacciato dalle tassazioni: “Oggi per fare azienda nel mercato bisogna saper affrontare il proprio ramo. Un’impresa deve poter contare su un fatturato medio annuo di almeno 1.000.000€ per contrastare costi di tasse che oscillano tra il 60% e il 70%. Un’attività che non fa la media di 100 coperti al giorno resta sotto la statistica commerciale necessaria per la sopravvivenza. Esiste un potere dei soldi nel commercio che distrugge chi fa la sua piccola azienda familiare senza essere estremo nel mercato. Il capitale finanziario sta schiacciando l’impresa sana. Bisogna parlare con onestà al popolo che soffre: una Margherita non può costare meno di 5,00€, e una pizza d’eccellenza deve partire da 7,00€ o 10,00€ per garantire qualità e dignità del lavoro alle famiglie”.

 
La Cerimonia
La Cerimonia

Difesa del dogma, del forno a legna e del prezzo etico

Il futuro della professione è a rischio perché le aziende trascurano il lato umano: “Rischiamo che il nostro settore venga oscurato definitivamente” dichiara Salvo Lieto, ed è uno degli chef in prima linea a battersi per la difesa del dogma: “La qualità del lavoro deve essere naturale. Fare scuola è importante. Essere un professionista significa praticare la passione della disciplina attraverso la pulizia, la qualità e una formazione che sia sempre al passo del mercato. Le Istituzioni devono darci coraggio con agevolazioni fiscali per le aziende sane, garantendo stipendi di qualifica per le famiglie dei lavoratori”.

Bisogna tutelare il marchio DOC della pizza napoletana contro le evoluzioni squilibrate, dalla “pizza a canotto” alla “ruota di carro” fuori dai limiti storici. Il forno a legna deve rimanere l’unico custode della storia, pur accogliendo le innovazioni, me sempre con un certo equilibro. Il pizzaiolo verace deve essere formato sull’etica, tutelando il prodotto all’estero contro il marketing non ufficiale delle catene. Occorre stabilire un prezzo etico commerciale che garantisca dignità. Un pizza Margherita, ad esempio, non può costare meno di 5 Euro: vendere a un prezzo minore significa uccidere l’azienda e il futuro dei lavoratori”.

I prossimi obiettivi: a Napoli il nuovo Hub gastronomico d’eccezione, il libro e la nuova pizzeria

Prevista la nascita, a Napoli, di un nuovo Hub gastronomico d’eccezione, con un menù che celebra la tradizione con piatti di altissima qualità e un servizio studiato nei dettagli per soddisfare qualsiasi richiesta da parte del cliente: il brand è Il Salvo Lieto Pizzaioli del Secolo di Quinta Generazione, dal 1955, con un progetto, proposto da alcuni esponenti, che prevede il rinnovo di una struttura di famiglia per la nuova apertura. “I miei progetti futuri prevedono di investire nel mio brand aprendo varie attività del settore della gastronomia con strategie universali, facendo la differenza e dimostrando passione autentica attraverso la pizza, con amore autentico”.

Porto avanti con dignità il progetto dedicato alla figura di mio nonno Salvatore. Sto proseguendo questo programma con il lancio di una nuova pizzeria e con la stesura di un libro storico sulla Stirpe Salvo. Il mio è un impegno verso le nuove generazioni, perché la nostra professione deve tornare a essere esemplare, naturale e costituzionale. Difendere la mia storia significa difendere il futuro di tutti i professionisti che credono nella verità della nostra arte”.

Infine, “Il Salvo Lieto” lancia un appello ai giovani intenzionati a intraprendere il mestiere di pizzaiolo: “Ai giovani dico: credete nella vita e in quello che siamo. La professione deve essere riconosciuta come esemplare e costituzionale”.

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